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Forza, non aver paura. E’ Dio, tuo fratello!
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Il primo catechismo nel Pacifico Intervista a P. Attilio Rossi A Taiwan i cattolici, l’1% della popolazione, sono solo una piccola goccia immersa nel mare molto più ampio della tradizionale religione Cinese e del Buddismo. 40-50 anni fa sono state create molte parrocchie su tutto il territorio, ed hanno avuto un periodo di relativa crescita. In seguito però, nelle zone di montagna e di campagna, le parrocchie sono andate spopolandosi, perché molti si sono trasferiti in città per cercarvi lavoro. In quelle parrocchie i cristiani sono ora pochi e per di più anziani. Si ha l’impressione di una chiesa con poca vitalità e che ha poca forza di attrazione verso i non Cristiani. In città, invece, si ritrovano quelli che hanno lasciato le campagne e c’è quindi più gente, più dinamicità, più crescita, più speranza. E’ li che si può lavorare con più soddisfazione e dare un’immagine di una Chiesa che possa presentarsi interessante e attraente, anche in un contesto molto difficile. Nella mia parrocchia di città, ad esempio, da quando vi sono arrivato sei anni fa,ho assistito ad un lento ma progressivo aumento del numero dei fedeli. Da quando poi abbiamo inaugurato la nuova chiesa, il numero dei partecipanti alla Messa domenicale è cresciuto di un terzo e ogni giorno ci sono persone non cristiane che entrano per visitare la chiesa e qualcuna di esse è anche interessata a venire a conoscere e partecipare. Per questo credo che aiuta molto avere chiese belle e tenute bene e liturgie gioiose e ben curate. Quando uno entra in chiesa per la prima volta è importante che abbia un’impressione positiva, profonda, gioiosa, altrimenti non ritornerà una seconda volta. In Asia, i cristiani si trovano continuamente a fianco di altre persone di altre religioni, che hanno modi diversi di vivere il fatto religioso, per cui è sempre facile fare confronti e apprezzare pregi e difetti degli uni e degli altri. E’ un ambiente in cui il dialogo è molto importante. A livello dei responsabili religiosi, vengono organizzati degli incontri di dialogo interreligioso sotto forma di conferenze o iniziative varie, volte alla reciproca conoscenza e collaborazione, ma è a livello popolare che il dialogo avviene in modo più vitale, semplice e informale. Ciò accade ogniqualvolta la gente si trova a discutere e ad affrontare i problemi della vita, e lo fa ogn’una partendo dal proprio sistema religioso di riferimento. Avviene così che le varie concezioni religiose si confrontano e si compenetrano in modo molto spontaneo e a volte inconsapevole, portando spesso a un po’ di sincretismo di idee diverse che si adattano a convivere nella testa delle persone. I Cinesi, in genere, hanno proprio questa propensione all’armonizzazione, più che alla contrapposizione, di idee e realtà diverse, a differenza di noi occidentali che preferiamo la logica, la chiarezza, che a volte diventa scontro. Il dialogo religioso si fa anche con l’aiutarsi a vicenda, indipendentemente della religione professata, nei bisogni quotidiani della vita e nei momenti più speciali, come la nascita, il matrimonio, la morte. Si aiuta chi ha bisogno, indipendentemente dal suo credo. Anche a me è capitato di ricevere aiuto in denaro, da parte di non cristiani, per la costruzione della chiesa. Ogni volta ciò mi ha un po’ stupito e spesso ho cercato di indovinare cosa possa passare per la testa di una persona che dona dei soldi per una chiesa che non è la sua e per una fede che non conosce. Probabilmente vuole semplicemente fare del bene, sapendo che il bene sarà ricompensato. P. Attilio Rossi svd Presentata la nuova edizione dell’Annuario Pontificio Cattolici in aumento: quindici milioni in più Continua la flessione delle congregazioni religione femminili, il cui baricentro di vocazioni si sposta verso l’Asia. Sono questi i dati principali riportati nell’Annuario Pontificio. È conosciuto come «il libro rosso della Chiesa», per la classica rilegatura (una tradizione ormai ultracentenaria) della copertina in tela rossa, mentre le prime tre copie destinate al Papa sono (altrettanto tradizionalmente) rilegate in pelle bianca. Il volume porta impresso sulla copertina lo stemma papale, ed è curato dall’Ufficio centrale di statistica della Chiesa; rileva ogni anno il «who’s who» della cattolicità mondiale, elencando dopo i cardinali le diverse diocesi con i relativi vescovi e registrando in modo capillare le strutture ecclesiali in ogni Continente. Secondo i dati, appunto, i battezzati dal 2008 al 2009 – anno al quale si riferiscono le cifre – sono passati da un miliardo e 166 milioni a un miliardo e 181 milioni. In termini relativi, la crescita dei cattolici si misura nell’1,3%, cioè quindici milioni di persone; una percentuale identica a quella riguardante l’aumento dei vescovi, passati nello stesso arco di tempo da 5.002 a 5.065. Il continente che più ha contribuito alla crescita dei presuli è l’Africa (+1,8%), seguito da Oceania (+1,5%), Europa (+1,3%), America (+1,2%) e Asia (+0,8%). Anche la popolazione sacerdotale, come nota un comunicato vaticano, «rimane sul trend di crescita moderata inaugurata nel 2000, dopo un lungo periodo di risultati piuttosto deludenti». Dal 2000 al 2009 il numero dei sacerdoti, sia diocesani sia religiosi, è cresciuto di un 1,34% a livello mondiale, ovvero si è passati da poco più di 405mila a circa 410mila. Focalizzandosi ulteriormente sul biennio 2008-2009, l’aumento dei sacerdoti è stato di uno 0,34%, in gran parte determinato, si rileva, dalla crescita del clero diocesano – in tutti i continenti eccetto l’Europa – mentre quello religioso «tranne che nell’Asia e nell’Africa è ovunque diminuito». Anche il numero dei candidati al sacerdozio nel mondo è cresciuto dello 0,82%, passando da 117mila a 118mila. «Gran parte» di questo specifico aumento «è attribuibile ad Asia e Africa, con ritmi di crescita del 2,39% e del 2,20%, rispettivamente», mentre l’Europa e l’America hanno registrato nello stesso periodo «una contrazione, rispettivamente, dell’1,64% e 0,17%». Tra le altre figure pastorali si registra la crescita di oltre il 2,5% dei diaconi permanenti (dai 37.203 del 2008 ai 38.155 del 2009), soprattutto in Oceania e in Asia. Percentuale che fa parlare di «ritmi elevati» , anche perché l’aumento dei diaconi permanenti è un fenomeno vasto e generalizzato e investe tutti i continenti, a partire da quelle aree in America ed Europa dove la loro presenza è più consolidata. Aumentano «in aree dove la loro presenza è quantitativamente più rilevante». Conferma, piuttosto, per la «flessione» delle suore, passate dalle 740mila del 2008 alle 730mila del 2009. «La crisi quindi rimane nonostante l’Africa e l’Asia, dove invece c’è un loro aumento». Il volume, che sarà messo in vendita prossimamente, come di consueto, ed è stato curato nei dettagli dalla Tipografia vaticana, si sofferma sulla distribuzione dei cattolici nei singoli continenti, che «differisce notevolmente da quella della popolazione». Nel 2009 in America è stata riscontrata la presenza della metà (49,4%) della popolazione cattolica mondiale. La restante metà è risultata distribuita tra Europa (24%), Asia (10%), Africa (15,2%) e Oceania (0,8%).
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